Fotovoltaico e auto elettrica: come ricaricare con il sole di casa

Se hai i pannelli sul tetto, o pensi di installarli, puoi ricaricare l’auto elettrica con l’energia che produci. Quanto ne usi davvero dipende da tre cose: una wallbox capace di seguire la produzione solare, un impianto della taglia giusta per la casa e per i chilometri che fai, e gli orari in cui l’auto resta parcheggiata. Qui trovi come funziona la ricarica con il surplus, quali componenti servono, un calcolo dei kWp fatto passo passo con numeri del Nord Italia e i casi in cui la batteria di accumulo conviene e quelli in cui non serve.
In breve
L’auto va caricata con l’energia che la casa non consuma (il surplus). Una wallbox intelligente collegata a un misuratore regola la potenza su quello che i pannelli producono in quel momento.
La taglia dell’impianto si calcola sui consumi di un anno, in kWh. La potenza della wallbox non c’entra: con 12.000 km all’anno l’auto aggiunge circa 2.000 kWh, cioè un paio di kWp in più.
Conta molto quando l’auto è a casa. Se di giorno resta in garage, il sole copre gran parte della ricarica. Se la usi per andare al lavoro, serve un accumulo oppure bisogna spostare le ricariche al fine settimana.
La presa domestica normale ha dei limiti. Secondo ARERA, la Schuko non va usata oltre i 2 kW, per cui per una ricarica regolare serve una wallbox.
Funziona meglio se progetti tutto insieme: impianto, ricarica ed eventuale batteria.
Indice
Come arriva l’energia dai pannelli alla batteria dell’auto
Di giorno i pannelli producono corrente continua. L’inverter la trasforma in corrente alternata e la manda all’impianto di casa. L’energia viene usata in quest’ordine:
Consumi di base della casa: frigorifero, apparecchi in standby, pompa di calore, elettrodomestici accesi.
Ricarica dell’auto, se dopo i consumi di base resta abbastanza produzione.
Batteria di accumulo, se c’è.
Rete elettrica, che riceve l’energia che non usi.
La ricarica con il surplus serve proprio a prendere l’energia che andrebbe al punto 4 e metterla nella batteria dell’auto. La ricarica da surplus fotovoltaico porta nell’auto l’energia solare che la casa non sta usando, e non richiede per forza un accumulo domestico. In pratica la batteria dell’auto, spesso molto più grande di qualsiasi batteria domestica, fa lei da accumulo.
Una cosa da sapere: se la ricarica non è controllata, l’auto non distingue l’energia dei pannelli da quella della rete. Se carichi a 7 kW mentre il tetto ne produce 3, gli altri 4 li compri dal fornitore. Per questo il controllo della ricarica conta quanto i pannelli.
Le tre modalità di ricarica con il surplus
Non tutte le wallbox gestiscono il fotovoltaico allo stesso modo. Le soluzioni in commercio si dividono in tre livelli, descritti in dettaglio da KEBA:
Modalità | Come funziona | Pro | Limiti |
Senza controllo attivo | L’auto carica a potenza fissa, decidi tu quando | Costa poco, non serve altro hardware | Prende energia dalla rete quando il sole non basta, devi gestire tu gli orari |
Con segnale di abilitazione | Inverter o contatore danno il via alla ricarica quando il surplus supera una soglia | Automatica, evita di comprare energia | Se il surplus oscilla attorno alla soglia, la ricarica si avvia e si ferma spesso |
Con controllo dinamico | Contatore e wallbox si parlano in continuo e la potenza segue il surplus | Usa al massimo l’energia autoprodotta | Servono una wallbox e un misuratore compatibili |
Per chi vuole davvero ricaricare con il sole, la terza modalità è quella giusta. Anche ARERA, nelle sue FAQ sulla ricarica domestica, parla della gestione dinamica del carico (power management), cioè la funzione che modula la potenza della wallbox in base agli altri carichi accesi in casa o alla produzione fotovoltaica.
La soglia minima di surplus
Le auto elettriche, in genere, non caricano sotto una corrente minima di circa 6 ampere. Facendo i conti, a 230 volt in monofase sono circa 1,4 kW. Con una ricarica trifase, dove la corrente passa su tre fasi, il minimo sale a circa 4,1 kW. Quindi con un impianto residenziale di 4-6 kWp, che spesso ha un surplus di 2-3 kW, la ricarica monofase sfrutta il sole molto più spesso di quella trifase. Alcune wallbox passano da una modalità all’altra in automatico: è una delle caratteristiche da controllare prima di comprarla.

Cosa serve: i componenti dell’impianto
Per una ricarica davvero solare servono alcuni elementi che lavorano insieme:
Impianto fotovoltaico con inverter, dimensionato per la casa e per l’auto (il calcolo è nel paragrafo successivo).
Wallbox montata su un circuito dedicato. La presa normale è una soluzione di ripiego: ARERA indica che le prese Schuko non vanno usate oltre i 2 kW e sconsiglia di caricare per molte ore di fila anche a quella potenza.
Misuratore dei flussi di energia, installato al punto di connessione con la rete. Misura in tempo reale quanta energia entra e quanta esce. Volkswagen Italia spiega che per caricare con l’energia fotovoltaica disponibile serve un contatore Modbus certificato, che rileva l’energia prodotta e non consumata dalla casa.
Sistema di gestione dell’energia (EMS), che può essere integrato nell’inverter, nella wallbox o essere un dispositivo separato. Decide le priorità tra casa, auto e batteria. ENEA ha usato proprio questa logica in un suo prototipo di impianto fotovoltaico con accumulo, con un EMS che gestiva i flussi di energia.
Accumulo (facoltativo), utile se l’auto non è a casa nelle ore di sole.
Il punto delicato è la compatibilità. Wallbox, inverter e misuratore di marche diverse non sempre comunicano tra loro. Va verificato in fase di progetto, non dopo l’installazione.
Quanti kWp servono: il calcolo passo passo
La domanda che sentiamo più spesso è “quanti pannelli mi servono per l’auto?”. Conviene rifarla così: quanti kWh consuma in un anno la mia famiglia, auto compresa? Facciamo un esempio con ipotesi realistiche per il Veneto.
Passo 1: i consumi dell’auto. Mettiamo 12.000 km all’anno con un consumo medio di 15 kWh ogni 100 km: sono 1.800 kWh. Durante la ricarica una parte dell’energia si perde. Con un 10% di perdite si arriva a circa 2.000 kWh all’anno.
Passo 2: i consumi della casa. Li trovi in bolletta, alla voce dei consumi annui. Per l’esempio usiamo 3.000 kWh, un valore tipico di una famiglia senza pompa di calore.
Passo 3: il totale. 2.000 + 3.000 = 5.000 kWh all’anno.

Passo 4: la resa del tetto. Supponiamo che ogni kWp installato produca 1.150 kWh all’anno. È un’ipotesi prudente per un tetto ben esposto nella pianura veneta, ma il valore reale cambia con orientamento, inclinazione e ombre. Per capire quanto produce davvero un impianto alle nostre latitudini, trovi i numeri nella guida sul rendimento del fotovoltaico nel Nord Italia.
Passo 5: la taglia. 5.000 ÷ 1.150 = circa 4,3 kWp. Con moduli da 430 Wp, una potenza comune sui moduli residenziali più recenti, fanno 10 o 11 pannelli.
Profilo | km/anno | Consumo auto | kWh auto (con perdite) | kWh casa | kWp indicativi |
Uso cittadino | 8.000 | 15 kWh/100 km | ~1.300 | 3.000 | ~3,8 |
Famiglia media | 12.000 | 15 kWh/100 km | ~2.000 | 3.000 | ~4,3 |
Pendolare con SUV | 15.000 | 18 kWh/100 km | ~3.000 | 3.000 | ~5,2 |
Casa con pompa di calore | 15.000 | 18 kWh/100 km | ~3.000 | 5.000 | ~7,0 |
La tabella dice quanta energia serve nell’arco di un anno, non quanta ne arriva davvero all’auto. Pareggiare i conti sull’anno non vuol dire caricare sempre con il sole: d’estate produci più di quanto usi, d’inverno meno. Per questo molte famiglie scelgono un impianto un po’ più grande del minimo. Se stai pensando a 6 kWp, nel nostro articolo sul costo di un impianto da 6 kW trovi prezzi e tempi di rientro.
kW e kWh non sono la stessa cosa
Capita spesso di pensare che, con una wallbox da 7,4 kW, servano 7,4 kWp di pannelli. Non funziona così. I kW indicano la potenza in un certo istante, cioè quanto velocemente scorre l’energia. I kWh sono l’energia consumata in un certo periodo. Una wallbox da 7,4 kW con controllo dinamico può caricare anche a 2 kW, se in quel momento il surplus è di 2 kW: ci mette di più, ma usa solo energia solare. La taglia dell’impianto si decide sui kWh dell’anno. La potenza della wallbox conta per i tempi di ricarica e per il contratto con il fornitore.
Accumulo sì o no
La batteria di casa conviene in un caso preciso: quando l’energia viene prodotta in ore in cui l’auto non è parcheggiata. Se esci alle 7:30 e rientri alle 18:30, dal lunedì al venerdì l’auto non vede quasi mai il sole. L’accumulo raccoglie il surplus della giornata e la sera lo passa all’auto o alla casa.
Ha però dei costi e dei limiti:
Perdite. Passare dalla batteria di casa a quella dell’auto significa due conversioni. KEBA nota che l’accumulo domestico permette di usare l’energia solare di notte, ma con delle perdite, per cui caricare l’auto direttamente nelle ore di sole resta la soluzione più efficiente.
Capacità. Una batteria domestica da 10 kWh, una volta coperti i consumi serali di casa, lascia per l’auto solo qualche decina di chilometri. La batteria si dimensiona sui consumi orari di casa, non su quella dell’auto: il metodo lo spieghiamo nella guida al dimensionamento della batteria.
Investimento. Quanto costa e in quanto tempo rientra lo trovi nell’approfondimento sull’impianto fotovoltaico con accumulo.
Se invece l’auto è spesso a casa di giorno (lavori da casa, sei in pensione, hai una seconda auto per gli spostamenti quotidiani), di solito basta la ricarica diretta con il surplus. Abbiamo spiegato quando ha senso nell’articolo sul fotovoltaico senza accumulo.
Stagioni, orari e abitudini: quanto copre davvero il sole
Lo stesso impianto, con due famiglie diverse, dà risultati molto diversi. Sono tre i fattori che pesano.
La stagione. Da maggio ad agosto un impianto da 5 kWp, a mezzogiorno, ha spesso un surplus abbondante e la ricarica monofase sta sopra la soglia minima per ore. Tra novembre e gennaio le giornate sono corte, il sole è basso e in pianura c’è la nebbia: in molti giorni il surplus non arriva a 1,4 kW per periodi utili. Conviene dirlo chiaramente: d’inverno nel Nord Italia una parte della ricarica arriverà dalla rete.
Gli orari dell’auto. Se il sabato e la domenica l’auto resta in garage, lì si concentrano le ricariche solari. Una batteria da 50-60 kWh non va ricaricata ogni giorno: con 40 km al giorno consumi circa 6 kWh, e un paio di ricariche lunghe nel fine settimana coprono gran parte della settimana.
La ricarica di notte. Quando il sole non basta, conviene caricare nelle ore in cui la rete è meno carica. ARERA aveva avviato una sperimentazione per spostare la ricarica domestica nella fascia F3, quella di notte e dei festivi. Il GSE aveva comunicato la proroga fino al 31 dicembre 2025: chi aderiva poteva caricare con circa 6 kW di notte, la domenica e nei festivi, senza pagare costi fissi in più per l’aumento di potenza. Per sapere se oggi esistono proroghe o nuove regole, controlla le pagine sulla mobilità elettrica del GSE e di ARERA.
Condomini, aziende e parcheggi condivisi
In condominio la ricarica solare richiede qualche passaggio in più: va deciso dove mettere i pannelli, come ripartire l’energia prodotta e come contabilizzare le ricariche di ogni condomino. Nel nostro articolo sul fotovoltaico condominiale spieghiamo come procedere con l’assemblea.
Per aziende e parcheggi aziendali la logica è la stessa, ma su scala più grande. Molte auto restano ferme proprio nelle ore di sole, mentre i dipendenti lavorano, e questo è il caso più favorevole per il fotovoltaico. Progettare insieme consumi dell’edificio, ricarica dei mezzi ed energia ceduta alla rete fa parte di un’idea più ampia di parcheggi ecosostenibili, dove anche la gestione dell’area di sosta riduce l’impatto ambientale.
Il nostro punto di vista
Quando un cliente ci chiede un impianto “per l’auto”, la prima cosa che facciamo è chiedergli di raccontarci una sua settimana tipo. A che ora esce, quando rientra, se lavora da casa, quanti chilometri fa, se ha in programma una pompa di calore. Queste risposte pesano sul risultato più della marca dei pannelli.
Abbiamo visto spesso due errori. Il primo è dimensionare l’impianto solo sui consumi della casa di oggi e aggiungere l’auto due anni dopo: l’impianto risulta piccolo e ampliarlo costa più che farlo subito della taglia giusta. Il secondo è comprare una wallbox che non comunica con l’inverter, per poi scoprire che carica sempre a potenza piena prendendo energia dalla rete.
Per questo preferiamo un progetto unico, chiavi in mano: sopralluogo sul tetto e nel garage, calcolo sui consumi reali, verifica della compatibilità dei componenti, installazione e assistenza dopo la vendita. Se l’auto è spesso a casa di giorno, consigliamo di partire senza batteria e di valutarla in seguito. Se è sempre fuori nelle ore di sole, ne parliamo subito. In ogni caso diciamo al cliente quanta parte della ricarica potrà fare con il sole, anche quando non è il numero che si aspettava.
— Paolo
Un impianto pensato anche per l’auto
Siamo a Verona, Vicenza e Padova e ci occupiamo di progettazione e installazione di impianti fotovoltaici, oltre che di porte per garage e automazioni per cancelli. Il sopralluogo e il preventivo sono gratuiti. Nel progetto teniamo conto della ricarica dell’auto e ti seguiamo nelle pratiche per le detrazioni fiscali. Se il garage dove ricaricherai l’auto ha anche bisogno di una porta nuova, puoi vedere le nostre porte sezionali. Per fissare un sopralluogo, richiedi il preventivo gratuito.
Una volta acceso l’impianto, ti servono anche i tempi di allaccio e i costi di manutenzione: li trovi nelle guide su quanto tempo serve per l’allaccio e sulla manutenzione del fotovoltaico.
Domande frequenti
Quanti pannelli servono per ricaricare un’auto elettrica?
Con 12.000 km all’anno l’auto consuma circa 2.000 kWh, perdite di ricarica comprese. Nel Nord Italia, con un tetto ben esposto, corrispondono a poco meno di 2 kWp, cioè 4 o 5 moduli da 430 Wp, da aggiungere a quelli che servono per la casa. Il numero preciso dipende dal tuo tetto e dai tuoi orari.
Posso ricaricare l’auto con il fotovoltaico anche di notte?
Direttamente no, perché di notte i pannelli non producono. Puoi usare l’energia messa da parte in una batteria di accumulo, oppure caricare dalla rete nelle ore notturne, quando la domanda è più bassa. Se l’auto è quasi sempre fuori di giorno, l’accumulo è la soluzione che permette di usare il sole anche per la ricarica serale.
Serve per forza una wallbox o basta la presa di casa?
La presa domestica va bene solo per ricariche occasionali e lente: ARERA sconsiglia di usare la Schuko oltre i 2 kW e di tenerla impegnata per molte ore di fila. Per sfruttare il surplus serve una wallbox con gestione dinamica e un misuratore che dica quanta energia c’è a disposizione. La wallbox va montata su un circuito dedicato.
Quando il fotovoltaico non conviene per l’auto elettrica?
Conviene poco se il tetto è molto ombreggiato o mal orientato, se fai pochissimi chilometri o se l’auto non è mai a casa di giorno e non vuoi investire in un accumulo. In questi casi l’impianto resta utile per la casa, ma la parte di ricarica coperta dal sole sarà piccola. Con un sopralluogo lo si capisce prima di firmare.
Un impianto esistente può essere adattato alla ricarica dell’auto?
Spesso sì: si aggiungono una wallbox compatibile e un misuratore al punto di connessione, e a volte si aggiorna l’inverter. Se l’impianto era stato dimensionato solo sulla casa, si può valutare di ampliarlo o di aggiungere una batteria. Prima va controllato che i componenti riescano a comunicare tra loro.
Fonti
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